Il Blog di Ulderico de Laurentiis

Ciao a Tutti, mi chiamo Ulderico, ho 26 anni e sono di Acerra una cittĂ  in provincia di Napoli molto viva ed interessante.
Da Gennaio 2006 sono Dirigente Provinciale di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale.Da Ottobre 2006 ricopro anche l'incarico di Coordinatore dei circoli della provincia. Inoltre da circa 3 anni Presidente del Circolo Territoriale di AG "Terra di Mezzo" di Acerra.
Inoltre dirigo la linea editoriale del periodico "il Preturiano", organo di un'associazione giovanile attiva sul territorio. Sono laureando in Scienze della Comunicazione all'UniversitĂ  Suor Orsola Benincasa di Napoli.
... questo è l'essenziale !

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mercoledì, 27 settembre 2006

Girotondo di destra ? No Carosello Tricolore ...

ROMA - Il primo "Girotondo" di destra ha sfilato questa mattina davanti al ministero dell'Economia, in via XX Settembre. Per protestare contro la riforma fiscale del governo Prodi e in vista della maratona parlamentare sulla Finanziaria, i massimi esponenti di An - tranne Fini - si sono ritrovati con circa 200 militanti di Azione Giovani Roma.

In piazza sono andati Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Adolfo Urso, Teodoro Bontempo, e delegazioni di Forza Italia e Lega Nord. Oltre 200 i partecipanti secondo le forze dell'ordine, a scandire slogan contro il vice-ministro Vincenzo Visco ("Visco tu ci uccidi con il fisco") e contro il premier ("Coraggio, Prodi è di passaggio"). Slogan anche sulle t-shirt indossate dai deputati ("No al Grande Fratello fiscale") e, su una decina di monitor che espongono la scritta "F24 on line? No grazie" con riferimento all'entrata in vigore, il 2 ottobre prossimo, del fisco telematico.

"Questa è la dimostrazione che l'Unione è il governo delle tasse - dice Maurizio Gasparri -, siamo in piazza per rivendicare la guida dell'Italia, che abbiamo governato diminuendo la pressione fiscale". E' però Gianni Alemanno a sottolineare il cambiamento di rotta della destra: "Riprendiamo la tradizione simbolica dei Girotondi per protestare contro questo governo che è sempre più lontano dalle piazze". E annuncia che a metà settembre saranno "i professionisti" a scendere in piazza "contro Bersani". Un'attivismo di piazza di destra che, però, specifica La Russa, ha una sua precisa denominazione: "'I nostri non si chiamano girotondi ma caroselli tricolori''.

Non passa inosservata l'assenza dell'Udc, che ha fatto sapere di ritenere la manifestazione di An "del tutto inutile", perchè non si conoscono i dati della manovra.
"La protesta di piazza non sempre è la via migliore - afferma il segretario Lorenzo Cesa, rispondendo alle critiche che gli sono giunte da An -, e in ogni caso, ripeto, prima di assumere una decisione occorre disporre di dati certi che al momento non ci sono". E continua: "Sarebbe strano che chi lancia continui appelli alla coesione del centrodestra, poi assuma decisioni unilaterali".

A stretto giro di posta gli risponde il deputato di An Bocchino: "Del tutto inutile è la dichiarazione dell'amico Cesa sulla manifestazione di An, Fi e Lega. Legittimo non partecipare, inutile fare come la volpe con l'uva dopo il successo della iniziativa che, ne sono certo, incontra anche il consenso di molti elettori Udc".

scritto da UldericoDL
settembre 27, 2006 16:44 / permalink / politica interna, denunce, attualitĂ , prodi, alleanza nazionale, sinistri, lotte, azione giovani / commenti

mercoledì, 27 settembre 2006

Antifinismo militante ...

Mario Cervi

Gianfranco Fini è sotto accusa per alcune affermazioni sul colonialismo. L’Unità ha addirittura trascritto le parole dell’ex ministro degli Esteri, per marchiarle d’infamia, nella striscia rossa che sta sotto la testata. «L’Europa - Fini dixit - è stata un elemento di civilizzazione e non tutte le pagine del colonialismo sono negative: se pensiamo a come sono ridotte oggi l’Etiopia, la Somalia e la Libia e a come stavano sotto l’Italia, credo che ci debba essere una rivalutazione del ruolo italiano in quei Paesi». Una bestemmia. Uno scandalo. Su Repubblica Tahar Ben Jelloun sostiene che Fini «segue una moda razzista della destra» e Angelo Del Boca sintetizza: «Abbiamo invaso e tolto la libertà».
Non è obbligatorio, ci mancherebbe, essere d’accordo con Fini né su questo né su altri temi. Ciò che preoccupa, nelle reazioni citate, e in generale nelle cronache «progressiste», è il tono da «ma come si permette», è la pretesa che su alcuni momenti ed eventi della storia vi sia una sola versione lecita, e che ogni altra versione venga ritenuta inaccettabile, ripugnante. Questo dogmatismo arrogante non vale per tutti. È applicato solo ai temi che hanno in sottofondo il fascismo. Ho letto qualche giorno fa un’intervista di Cossutta, per i suoi ottant’anni, nella quale il veterano del comunismo ribadiva convinzioni e ricostruzioni storiche che ai più, dopo quel che è successo, sembrano ancor più che infondate, grottesche. Ma vengono ritenute affar suo, e comunque lecite in un Paese dove vige la libertà di pensiero: così come le opinioni di Bertinotti su Fidel Castro. Ma questo a Fini non è concesso. Deve proclamare ogni momento il suo antifascismo, e non basta mai. Conosco le pagine nere del colonialismo, e gli errori di quello fascista che fu anacronistico, pasticcione, e in alcuni episodi sanguinario. Ma è proprio vero che il colonialismo fu solo oppressione e crudeltà? Tutti gli imperialismi, coloniali e non, sono stati spietati. Lo fu quello romano. Ma vogliamo affermare che le conquiste romane furono unicamente distruzione? E le conquiste di Alessandro Magno furono unicamente massacri e violenza? Nessuno osa affermarlo seriamente, in sede storica e culturale. Ma se si passa da secoli remoti agli ultimi secoli, viene imposta una vulgata demonizzatrice. Penso tutto il male possibile del modo in cui Rodolfo Graziani governò brevemente l’Etiopia, ma non ritengo si debba ignorare che con l’imperatore Hailé Selassié, internazionalmente vezzeggiato, in Etiopia vigeva la schiavitù, i contadini erano sfruttati senza pietà, le carestie mietevano centinaia di migliaia di vittime.
Fu sacrosanta l’aspirazione dei popoli sottoposti al dominio coloniale all’indipendenza, considero quest’ultima un’acquisizione doverosa. Mi è concesso tuttavia d’osservare che dell’indipendenza quei Paesi hanno fatto - con rarissime eccezioni - l’uso peggiore? In Etiopia, tolto di mezzo il potere feudale di Hailé Selassié, vi fu Menghistu al cui confronto Graziani era un dilettante della repressione, la Somalia è nelle condizioni che sappiamo, la Libia ha avuto in sorte un mare di petrolio e un dittatore, il colonnello Gheddafi, che ha riconosciuto la responsabilità del suo regime in un terribile attentato terroristico. È vietato esercitare la memoria, oltre che sulle nefandezze coloniali, sulle nefandezze post-coloniali? La dominazione francese poteva essere brutale, ma ho la certezza che mai sotto di essa si sarebbe arrivati alle spaventose stragi dei Khmer rossi in Cambogia.
Secondo Del Boca «nelle ex colonie non c’era libertà, non c’erano scuole, non c’era nulla». Riferiamoci all’Etiopia, l’Impero fascista. C’erano tutte quelle belle cose - libertà, scuole, sanità - con gli schiavi incatenati? È facile, per i demagoghi di sinistra, rovesciare tutte le colpe e le responsabilità d’un oggi drammatico sul colonialismo di ieri, perfino l’immigrazione ne sarebbe conseguenza. Ma quando mai. E per quanto riguarda il razzismo, le persecuzioni delle popolazioni arabe nei confronti delle popolazioni nere africane trovano paragoni solo nell’Olocausto o in vicende di quella tragica portata. La visione d’un Occidente malvagio che turba la serena convivenza dei nativi è sbagliata e stupida quanto la visione d’un Occidente provvido mosso, nelle sue conquiste, da intenti umanitari. Il già citato Jelloun sostiene che «i popoli che bussano alle porte dell’Europa sono gli stessi che dall’Europa sono stati colonizzati e hanno visto portarsi via tutta una serie di opportunità e diritti». Questa è favolistica, non sociologia e tanto meno storia.
Fini ha violato un tabù da alcuni eretto a dogma nel nome dell’antifascismo. C’è stato nei giorni scorsi un ennesimo dibattito sulle leggi razziali italiane nel quale i puri e duri della lotta al bieco regime littorio negavano, più o meno, che l’antisemitismo fosse stato ignorato nell’Italia fascista - i soliti Preziosi e Farinacci non influivano sulla sensibilità di massa - fino alle odiose leggi razziali. Ma no, non si può, non si deve dirlo. Mussolini come Hitler, il maresciallo De Bono come Pol Pot. Vade retro Fini: «No pasaran».

Tratto da Il Giornale

scritto da UldericoDL
settembre 27, 2006 15:05 / permalink / politica estera, attualitĂ , alleanza nazionale, sinistri / commenti (2)

martedì, 26 settembre 2006

LA DESTRA ALLO SPECCHIO ...

Posto un lungo ma interessante articolo di Alessandro Sansoni, una sorta di radiografia di AN da non perdere:

(tratto da AREA) - Con l’ultima lunga tornata elettorale primaverile si è indubbiamente chiuso un ciclo della politica italiana. La fase attuale è particolarmente delicata e, nel tornare a svolgere un ruolo di opposizione, Alleanza nazionale sta giustamente procedendo ad una ridefinizione aggiornata della sua identità politico-culturale e delle sue priorità programmatiche.

In questa direzione va il documento elaborato da Adolfo Urso e Pasquale Viespoli, su incarico di Gianfranco Fini, prima della pausa estiva e che servirà come base di discussione all’interno ed all’esterno.

Ma cos’è oggi veramente Alleanza nazionale dopo cinque anni di governo e undici anni dopo la svolta di Fiuggi? In che modo è cambiata, se è cambiata? Come vedono la realtà politico-sociale attuale gli uomini e le donne che ne costituiscono l’ossatura e che animano quotidianamente l’attività sul territorio di questo partito? Come giudicano l’azione governativa dei propri dirigenti e soprattutto chi sono questi uomini e queste donne e cosa auspicano avvenga in futuro?

Come Area abbiamo provato a dare risposta a questi interrogativi, nella convinzione che una simile indagine possa tornare utile anche a coloro che avendo incarichi di responsabilità e di leadership dovranno guidare il partito ed il suo rinnovamento.

Abbiamo pertanto messo An come davanti ad uno specchio, affinché potesse confrontarsi con se stessa, conoscersi meglio, senza essere autoreferenziale, ma per aumentare la propria autocomprensione e proiettarsi meglio all’esterno.

Ad un numero significativo di “quadri di struttura” e attivisti è stato chiesto di rispondere ad un questionario composto da 15 domande a risposta multipla. Ci interessava sapere da quanto tempo gli intervistati militano a destra, quale professione esercitano e se la loro situazione familiare è in linea con i cambiamenti che hanno investito in questo ambito la società italiana negli ultimi vent’anni o piuttosto riflette i valori di riferimento di An. Abbiamo inoltre domandato di fornirci il loro parere sull’operato del governo della Cdl; dal punto di vista ideologico-politico i quesiti spaziavano dalla politica internazionale all’economia, dall’ambiente ai valori, dal rapporto con il Cristianesimo a quello con l’Islam e con gli immigrati. Infine si è cercato di capire come An si autopercepisce e come la sua base spera che si evolva lo scenario politico italiano.

Senza alcuna pretesa di scientificità, riteniamo tuttavia che lo spaccato che emerge da questo sondaggio fornisca un’impressione abbastanza realistica sullo stato attuale del partito, in quanto il campione su cui si fondano i nostri risultati, oltre ad essere significativo dal punto di vista quantitativo, è stato raccolto su tutto il territorio nazionale e comprende una fascia d’età che va dai 17 agli 82 anni. Non è dunque viziato da provenienze geografiche, né da peculiarità anagrafiche, elementi che pure sono utili ad avviare alcuni ragionamenti.




La continuità con il Msi

Il primo dato che emerge in maniera forte, oltre all’atavica scarsa presenza femminile in seno alla struttura militante della destra italiana (solo il 12% del campione) nonostante tutti gli sforzi avviati in questo senso dalla dirigenza, è la sostanziale continuità del personale politico con il vecchio Msi. In effetti, ben il 58,8% degli intervistati ha affermato di aver cominciato la propria attività prima della svolta di Fiuggi (ricordiamo che la presente indagine non riguarda l’elettorato di An, ma la struttura del partito). Si tratta di un dato che merita una riflessione. Se per molti la continuità ideale con il vecchio Movimento sociale è un valore positivo - opinione che emerge con evidenza anche dalle risposte che ci sono state fornite come vedremo più avanti - è legittimo chiedersi se questo non sia un sintomo della scarsa capacità di aggregazione di Alleanza nazionale. In effetti la Svolta di Fiuggi avrebbe dovuto rappresentare qualcosa di più che un semplice cambio di nome: doveva segnare un’apertura della destra a nuovi settori della società, della politica e della cultura italiana che fino a quel momento avevano preferito accasarsi in altri partiti (soprattutto nella Dc) a causa della ghettizzazione di cui era vittima il Msi.

Tale apertura e capacità di attrazione non doveva avere una natura esclusivamente elettorale. Il dubbio che emerge, e che più volte è stato segnalato sulle colonne di questa rivista, è che dopo Fiuggi non sia stato avviato quel processo di adeguamento ideologico e organizzativo che la nuova situazione richiedeva. Anche quel 18,8% di nuovi aderenti che si sono avvicinati ad An negli ultimi cinque anni è costituito per quasi la metà da giovani di età inferiore ai 25 anni, insomma il fisiologico ricambio generazionale che qualunque organizzazione politica dotata di un minimo di vitalità deve prevedere e che pure rappresenta una quota troppo bassa.

L’ulteriore paradosso è costituito dal fatto che la maggioranza di coloro che auspicano nel prossimo futuro un ritorno alle ataviche radici missine da parte di An sono proprio i giovani e i giovanissimi. Certamente l’età dell’adolescenza e dell’immediata post-adolescenza è contrassegnata dal bisogno di rappresentazioni identitarie forti, bisogno che di sicuro ottiene un notevole appagamento dalle suggestioni del radicalismo neofascista, ma riteniamo che questa spiegazione avrebbe il sapore di una giustificazione di comodo. La nuova destra ha bisogno invece di un progetto politico-culturale dotato di un fascino intrinseco adeguato all’attualità dei tempi.

Se ci sarà una Fiuggi 2, necessaria a dare respiro e prospettiva al partito, bisognerà tenere conto di questo dato.


Il partito dei quarantenni

Legata allo scenario precedente è la constatazione successiva: il ricambio generazionale è come dicevamo relativamente basso. Soltanto il 13,2% degli intervistati ha un’età inferiore ai 25 anni. Il grosso dei quadri è costituito da persone appartenenti ad una fascia d’età compresa tra i 26 e i 40 anni (40%) e tra i 41 e i 60 anni (32,4%). In pratica, oltre allo zoccolo duro rappresentato da coloro che hanno cominciato a fare politica negli anni ’70, questo risultato è il frutto di una stagione politicamente proficua ed effervescente per la destra, quella degli anni ’80 e dei primi anni ’90, conclusasi appunto con l’arrivo alla soglia della stanza dei bottoni.

Interessante è anche la composizione sociale del campione e il suo livello d’istruzione, che spiega anche la domanda pressante di una politica culturale più incisiva di cui parleremo in seguito: in effetti se il 12,4% degli intervistati sono studenti, quasi il doppio (21,6%) è costituito da liberi professionisti, tra i quali la parte del leone la fanno gli avvocati (circa la metà degli intervistati che appartengono a questa categoria).

Molto significativa è anche la quota dei lavoratori dipendenti: il 14,4% si dichiarano impiegati in un’azienda privata, mentre l’11,6% sono dipendenti della pubblica amministrazione. In totale (all’interno del quale sono conteggiati anche gli operai, che tuttavia sono presenti in misura alquanto scarsa nella struttura di partito, ed altre categorie come i docenti) il 28,8% di coloro che hanno compilato il nostro questionario vive di stipendio.

Ancora, l’11,6% si qualifica come imprenditore, mentre del tutto marginali appaiono i commercianti, evidentemente troppo impegnati nel proprio lavoro per lasciarsi coinvolgere nella politica attiva.

In conclusione, oltre ad essere il partito dei quarantenni, An si conferma il partito della piccola e media borghesia, soprattutto impiegatizia, che ne costituisce il nerbo e il riferimento naturale.


Nel solco della tradizione?

Ma andiamo a vedere se nella sfera privata e dei valori su cui viene fondata l’esistenza quotidiana i militanti di An hanno subito gli stessi mutamenti che i sociologi riscontrano nel grosso della società italiana.

Sembrerebbe in misura inferiore, ma pure qualche cambiamento di rilievo sussiste. In effetti, solo il 6,4% del campione convive e addirittura il numero dei divorziati si arresta al 6,8%: cifre oggettivamente basse in confronto alla media nazionale, che vanno a braccetto con quel 70% degli intervistati che si dichiara strenuo difensore della famiglia tradizionale, senza alcun compromesso. Certo, c’è un 27,6% che si dice favorevole ad un riconoscimento da parte dello Stato delle nuove forme di legame familiare come la convivenza e le coppie di fatto: esso è costituito, com’è ovvio, soprattutto da quei conviventi e divorziati cui accennavamo prima, ma è evidente che sussiste uno scarto percentuale relativamente consistente. Si potrebbe presumere che a tale scarto contribuiscano soprattutto i più giovani, ma si sbaglierebbe strada. I giovani di An percepiscono le questioni etiche come un tratto di distinzione rispetto al grosso dei loro coetanei, e in massa si ergono a bastione della famiglia classicamente intesa. Piuttosto è il dato geografico ad influire maggiormente, ovvero la provenienza da una grande città, soprattutto del Centro-Nord. Insomma c’è un’Italia profonda che incide anche su An…

Proseguendo, possiamo rilevare che, se la chiusura nei confronti dei Pacs e delle nozze tra gay è pressoché assoluta, a destra sussiste invece un’altissima presenza di single, oltre il 45%. È questo il dato che maggiormente evidenzia gli influssi che i cambiamenti della società italiana esercitano sul popolo di An: eccessivo rispetto nei confronti dell’istituto familiare? Politica che assorbe troppo tempo, risorse ed energie? È difficile spiegarne le cause. Forse semplicemente la coerenza con un trend nazionale che coinvolge soprattutto chi oggi ha meno di 35 anni e tende a sposarsi più tardi sia per ragioni di stabilità economica sia di psicologica diffidenza nei confronti dei legami duraturi.

D’altronde, anche il rapporto con la religione è abbastanza in linea con il dato generale, sebbene si percepisca una sostanziale adesione ai valori del Cattolicesimo e agli insegnamenti della Chiesa più massiccia rispetto ad altre organizzazioni politiche: infatti ben il 77,2% si definisce cattolico, malgrado la percentuale degli osservanti e praticanti si riduca al 23,2%, che pure è una quota notevole in un periodo di secolarizzazione diffusa. Il 15,6% preferisce dichiararsi genericamente cristiano, mentre gli agnostici e gli atei appaiono del tutto marginali (3,6 e 1,6% degli intervistati).

Un dato di folklore… in An c’è ancora qualche pagano…


Cinque anni sofferti

I cinque anni che An ha passato al governo non sono stati facili. Molti i malumori della base che, dopo aver atteso per decenni l’accesso al potere, si aspettava una vera rivoluzione del Paese. Tutto ciò era percepibile e, non a caso, emerge in maniera ancora più evidente adesso. Basti pensare che solo il 18% dei nostri intervistati si dice soddisfatto dell’azione di governo svolta dal partito, mentre ben il 34,8% ne dà un giudizio negativo, con un 14% che addirittura si dichiara totalmente insoddisfatto. È interessante però riscontrare come l’indice di gradimento sia superiore tra quanti si sono avvicinati ad An più di recente, anzi possiamo dire che le rimostranze siano molto scarse: è chiaro che sono i militanti storici ad avere maggiormente da ridire.

Per scendere più in dettaglio abbiamo chiesto ai nostri intervistati di indicarci con un massimo di tre risposte facoltative quali fossero gli ambiti di intervento valutati in modo più o meno positivo. È possibile verificare una certa contraddittorietà nelle risposte soprattutto per quanto concerne i settori giudicati più favorevolmente.

Il caso della sicurezza è paradigmatico: l’operato del governo Berlusconi viene giudicato con favore a questo proposito dal 33,6% degli intervistati, mentre un altrettanto congruo 20,8% lo segnala come uno dei settori peggio gestiti. Soprattutto a Roma e al Sud il giudizio risulta negativo.

Il contrario avviene con i provvedimenti relativi al contenimento dell’immigrazione che ben il 39,2% valuta positivamente contro un 11,2% che afferma l’esatto opposto e che è composto soprattutto da giovani, settentrionali e romani.

Generalmente positivo è il giudizio relativo al modo in cui è stata condotta la politica estera: ben il 51,2% la indica come uno degli elementi positivi dell’operato della Cdl. L’effetto-Fini in questo caso è lapalissiano, come in generale l’impressione di notevole attivismo internazionale data dall’Italia in questi anni, compresa la maggiore intransigenza nella difesa degli interessi nazionali in ambito europeo (non a caso il 20% si dichiara euroscettico). Eppure anche in questo caso si rileva un 13,6% della struttura che è tutt’altro che contenta di come è stata gestita la politica estera nella scorsa legislatura: in fondo esiste pur sempre un 16% del partito che si è preso la briga di definirsi palesemente antiamericano - contro un 14,4% che invece guarda agli Usa con entusiasmo da stadio (soprattutto tra chi ha più di 40 anni) - e che non ha visto con piacere l’eccessivo appiattimento del nostro Paese sulle posizioni d’Oltreoceano.

Anche le opinioni sulla politica economica del precedente governo sono divergenti. Se il 36,4% si dichiara insoddisfatto, il 15,2% lo indica come un settore in cui vanno riscontrate iniziative felici.

Alleanza nazionale resta senza dubbio un partito dalle molte anime.

Eppure in alcuni ambiti il giudizio è più netto. Le politiche agricole, per esempio, seppure non indicate esplicitamente tra le opzioni del sondaggio, vengono spontaneamente ricordate per essere valutate come un settore in cui si è operato bene.

Al contrario, proprio in due settori che più di altri venivano visti come strategici nel programma berlusconiano volto a modernizzare il Paese, emergono delle insoddisfazioni simili a speranze deluse. Stiamo parlando del fisco e della riforma dei corpi dello Stato e della società, che vengono indicati come campi d’azione mal gestiti rispettivamente dal 16,4 e dal 20,4% del campione.

Una bocciatura drastica viene infine data in merito alla politica culturale. Il 42,8% la indica tra gli ambiti di azione politica peggio curati e praticamente nessuno esprime un opposto giudizio. In questo caso ci pare opportuno sottolineare come la struttura del partito mostri una lungimiranza maggiore rispetto alla sua classe dirigente, riuscendo ad intuire l’importanza di saper influire sulla pubblica opinione e sullo humus culturale del Paese, egemonizzando il quale diventa più facile anche veicolare il messaggio politico.



Frammenti di idee

Se è vero, come è vero, che la politica non è soltanto occupazione di spazi di potere e scontro tra gruppi organizzati, ci è sembrato cruciale andare a verificare, per quanto in modo frammentario, quali siano attualmente le posizioni ideologiche più in auge nell’ambito del partito, che si presentano peraltro abbastanza variegate.

Partiamo dall’economia, un ambito verso il quale da sempre la destra mostra una notevole sensibilità per quanto molto articolata e sfaccettata. Il 17,6% degli intervistati si proclama fautore di un ruolo attivo da parte dello Stato volto a garantire un’equa redistribuzione della ricchezza secondo il modello keynesiano: tra costoro è significativa la presenza di molti giovani. La stessa percentuale si dice al contrario favorevole ad un’economia di tipo liberista, opinione diffusa soprattutto tra imprenditori e lavoratori autonomi.

Ciò che invece è indice di una notevole maturità acquisita in questi anni da parte dei quadri di partito è la percentuale straordinariamente alta, il 53,6%, di coloro che si dichiarano in cerca di nuove forme di solidarietà sociale di tipo non statalista ispirate al principio di sussidiarietà così come viene declinato dalla dottrina sociale della Chiesa.

Un ulteriore dato di estrema importanza è la sensibilità che gli uomini e le donne di An dimostrano nei confronti della salvaguardia dell’ambiente. Il 51,2% lo reputa addirittura un problema prioritario e solo il 4,8% una questione sovrastimata. A nostro avviso si tratta di una vera e propria cifra ideologica di cui non tutta la classe dirigente del partito ha saputo tenere il debito conto. Non a caso il 18,8% degli intervistati ha segnalato proprio l’ambiente come uno dei settori peggio curati dal governo Berlusconi.

Della compattezza del partito in tema di valori abbiamo già detto, così come delle variegate idee in ambito geopolitico, dove, occorre aggiungere, nonostante l’alta presenza di euroscettici, oltre la metà dei quadri di An si dichiara europeista con convinzione.

Riguardo al tema di maggiore attualità, quello del rapporto con l’Islam, An si mostra abbastanza frammentata. Quasi la metà degli intervistati si sente di assumere una posizione responsabile e rispettosa dell’alterità culturale della civiltà mussulmana, auspicando un dialogo. Al contrario un consistente 27,6% tende ad abbracciare in toto la posizione dettata dai propagandisti dello scontro di civiltà e considera gli islamici come i più pericolosi nemici dell’Occidente e della nostra cultura. Il resto invece abbraccia una posizione che potremmo definire etnocentrico-compassionevole, vedendo in quello arabo-mussulmano un mondo ancora arcaico e sottosviluppato da aiutare a progredire proprio per disattivarne la pericolosità.

Infine il nodo di Gordio dell’identità della destra (in particolare per il modo in cui essa viene percepita dall’esterno e dall’apparato massmediale): il problema immigrazione. Qui salta agli occhi un’interessante novità. Il 61,6% dei militanti sottoposti al sondaggio giudicano gli extracomunitari una realtà di cui prendere atto, cercando le migliori soluzioni per gestirla e alcuni, soprattutto tra gli imprenditori, giungono a definirli una straordinaria risorsa per il nostro sistema economico!

Solo un terzo del campione li avverte come un pericolo per la nostra identità di popolo. Un altro segno dei tempi?


Un futuro incerto

Torniamo infine al punto di partenza: il futuro di Alleanza nazionale.

Essa viene ritenuta un’autentica novità nel panorama politico italiano solo dal 14,8% del campione. Oltre il 70% invece la giudica un superamento del Msi solo parzialmente riuscito.

Indicativa anche l’opinione del resto degli intervistati, che l’ha intesa semplicemente come un prolungamento del Msi con una diversa denominazione. Una valutazione che non ha un sapore critico, dal momento che in pratica gli stessi che hanno apposto la loro croce su questa opzione compongono l’ossatura di quel 22,8% che spera che nei prossimi anni An torni alle proprie origini missine.

Ma il futuro resta incerto, nonostante il partito avverta la crucialità del momento e l’esigenza di prospettare nuovi scenari.

Indubbiamente si avverte una diffusa allergia verso il partito unico, auspicato da meno di un quinto dei nostri intervistati. Qualcuno sogna di vedere accantonato l’attuale sistema bipolare in favore di uno “tripolare” con una nuova An effettivamente capace di aggregare energie politiche attualmente collocate altrove.

I più, il 39,2% per la precisione quindi non una maggioranza schiacciante, auspica una federazione dei partiti della Cdl che mantenga sostanzialmente gli assetti attuali.

Si sa: il nuovo fa paura e l’uomo è un animale abitudinario.

La base del partito, comunque, non ha a tale proposito un’idea veramente precisa e maggioritaria. Sarà compito della sua classe dirigente delineare il percorso da intraprendere, coinvolgendola nel modo più efficace.

Sapendola gestire nel modo migliore, da questa fase di transizione può partire la riscossa di An e del centrodestra verso la riconquista del Paese e la definizione di un progetto per la costruzione della Nuova Italia.

scritto da UldericoDL
settembre 26, 2006 14:09 / permalink / attualitĂ , alleanza nazionale / commenti (6)

domenica, 24 settembre 2006

Elettore avvertito ...

Tratto da Melandrina

C’è una mail che gira in rete, che forse merita di essere pubblicizzata…

Messaggio per i Comunisti:
ora che il TUO governo ha mandato i soldati in Libano,
ora che sta per tagliarti le pensioni,
ora che ti obbligherà a pagare con assegni,
ora che ha liberato assassini e truffatori,
ora che stabilirà per legge il periodo delle tue ferie,
ora che aumenterà le tasse,
ora che taglierà fondi ai Comuni….

Ammettilo:
inizi a sentirti un pò coglione!?
Beh, qualcuno ti aveva avvertito!!! ;)

scritto da UldericoDL
settembre 24, 2006 17:27 / permalink / satira, attualitĂ , sinistri / commenti (2)

giovedì, 21 settembre 2006

un volantino per papa Benedetto XVI ...

Ecco la bozza del volantino che domenica prossima, sarà distribuito dal circolo  "Terra di Mezzo" di Acerra (Na).

scritto da UldericoDL
settembre 21, 2006 18:51 / permalink / comunicati, politica estera, attualitĂ , azione giovani / commenti

martedì, 19 settembre 2006

Islam: Meloni (An): “Vergognosi e strumentali gli attacchi al Papa: no allo scontro di civiltà” ...

“Azione Giovani, Azione Universitaria ed Azione studentesca presenteranno in tutti gli organi universitari, in tutti gli enti locali, nelle scuole e in Parlamento un ordine del giorno per esprimere solidarietà verso Papa Benedetto XVI e contro ogni ipotesi di conflitto tra civiltà”, dichiarano in una nota congiunta Giorgia Meloni, presidente nazionale di Azione Giovani e vicepresidente della Camera dei Deputati, Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, Federico Iadicicco, dirigente nazionale e presidente romano di Ag e Michele Pigliucci, responsabile nazionale di Azione Universitaria.
“Quello che ci stanno delineando come uno scontro di civiltà altro non è che il tentativo, messo in atto da una parte del mondo islamico e del mondo occidentale, di distorcere e strumentalizzare le parole del Pontefice. Non si tratta di alcuna guerra religiosa: il loro obiettivo è fomentare le masse ed alimentare un focolaio di odio contro ogni fede, contro ogni religione, contro l’unico Dio. Invitiamo tutti i cristiani, i musulmani, i praticanti di altri credi, gli atei e gli agnostici a non lasciarsi confondere e a non farsi trascinare nella cultura dell’odio contraria ad ogni fede ed a ogni ragione”.

Inserisci il banner " Io sto con il Papa" sul tuo sito, copia e incolla il codice qui sotto:

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scritto da UldericoDL
settembre 19, 2006 23:33 / permalink / comunicati, religione, politica estera, attualitĂ , lotte, azione giovani, azione universitaria / commenti

martedì, 19 settembre 2006

La sinistra battuta in Senato, le Camere riconquistano la loro autoritĂ  ...

ROMA - Maggioranza battuta al Senato sul calendario dei lavori. In una votazione elettronica, l'assemblea di Palazzo dama ha approvato la proposta del capogruppo di Forza Italia Renato Schifani di discutere giovedi' della vicenda Telecom con l'invito a intervenire in aula al premier Romano Prodi. La modifica del calendario dei lavori e' passata con 151 si', 148 no e un astenuto.

scritto da UldericoDL
settembre 19, 2006 21:10 / permalink / politica interna, prodi, sinistri / commenti

martedì, 19 settembre 2006

Difendiamo il Papa e l'Europa Cristiana ...

Difendiamo i Valori Cristiani dell'Europa, il diritto del Papa a rivendicarli e condannare la violenza perpetrata in nome di qualsiasi religione.

E' una battaglia spirituale ed identitaria !!!

E' una nostra battaglia !!!

scritto da UldericoDL
settembre 19, 2006 15:42 / permalink / religione, politica estera, attualitĂ , lotte / commenti (2)

lunedì, 18 settembre 2006

Di ritorno da Atreju '06 ...

Di ritorno da Roma, dalla nostra splendida festa nazionale, non posso fare altro che complimentarmi con tutta la  Direzione Nazionale, con Giorgia Meloni e con tutti coloro che hanno reso possibile il realizzarsi di quello che credo sia ormai uno degli appuntamenti più importanti, nel panorama settembrino delle feste di partito.

Splendide le iniziative ed interessanti i dibattiti, storico il confronto con Bertinotti.

Alti i prezzi delle strutture convenzionate, molto alti rispetto al passato, e su questo bisogna lavorarci un pò.

Pochi i ragazzi di Roma, eppure eravamo a casa loro.

Emozionante la manifestazione contro il regime comunista in Cina.

Bruttine le magliette.

Bellissimo il video ... anzi posto anche l'indirizzo per vederlo online:

http://www.youtube.com/watch?v=_1Nch8qX7yI&eurl=

Il circolo "Terra di Mezzo" che presiedo, ha inviato 7 suoi militanti in rappresentanza

La Federazione di Napoli è stata presente ... ovunque si combatte ... come recitava lil nostro mitico striscione, il che è un bene, visto che ci apprestiamo ad organizzare l'evento provinciale, dopo anni di dis-organizzazione e dis-aggregazione.

Napoli e i campani si sono fatti vedere e sentire, inizia un nuovo corso per la terza federazione italiana ed io ho l'onore di parteciparvi attivamente ... continuiamo così !

scritto da UldericoDL
settembre 18, 2006 17:45 / permalink / alleanza nazionale, azione giovani, azione universitaria / commenti (2)

martedì, 12 settembre 2006

Anche "Il Tempo" parla di noi ...

Atreju 2006

GIOVANI protagonisti. Dopo aver passato un’estate ad interrogarsi sul destino del partito e sulle prospettive di tutto il centrodestra, Azione Giovani prende l’iniziativa e lancia sul tavolo politico le sue proposte. La sede, la settima festa del movimento, «Atreju 2006», che da dieci anni raccoglie l’eredità del vecchio Fronte della Gioventù e che adesso si pone sempre più con ambizione nell’agone politico. Un appuntamento che quest’anno è ancora più significativo visto che per la prima volta potrà annoverare tra le sue file un presidente che è anche vicepresidente della Camera dei Deputati. A Giorgia Meloni spetterà il doppio ruolo, e la doppia responsabilità, segnale di una maturazione avvenuta ma anche della consacrazione di una stagione e di una generazione che come ama dire «è autenticamente ribelle, ma senza passamontagna». E poi la presenza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, anche questa una novità assoluta, la prima volta per un esponente di sinistra ad una festa giovanile di destra. Una partecipazione che non ha mancato di sollevare critiche a sinistra. Semplice ed efficace lo slogan scelto: «Essere, non sembrare», che rappresenta esattamente la volontà di guardare alla tradizione senza tralasciare i problemi e la complessità delle sfide dell’attualità. In tutto quattro giorni, da domani fino a domenica, dove Ag cercherà di confrontarsi, di discutere e di proporre tenendo fede alla sua storia ed ai suoi valori. Come detto «essere e non sembrare» e quindi come la stessa Meloni precisa: «Raccontare un’identità senza fronzoli, senza schemi. In breve essere in ragione di quello che si fa, sulla base dei propri gesti e della propria attività. Anche la scelta del logo, un re Artù multimediale, stilizzato, è la volontà da parte nostra di rappresentare un’idea, l’essere, senza alcun riferimento alle apparenza». Scelte che vanno ben oltre la propaganda ma che vogliono essere soprattutto un messaggio, la rivendicazione di chi si sente comunque parte ed espressione di una comunità. Un mondo che, con la sua elezione, è riuscito a porsi alla ribalta del mondo politico. «È il riconoscimento - spiega Meloni - del lavoro di tanti ragazzi, di una generazione che ha lottato per affermare i valori, i propri, gli ideali in cui credere». Ma non solo perché dietro c’è anche l’analisi di «un movimento che è cresciuto molto, che ha saputo attraversare la fase difficile della stagione di governo. Siamo stati bravi ad evitare l’implosione durante il periodo in cui siamo stati maggioranza. Il movimento ha continuato ad essere vivo ed a rappresentare la spina nel fianco del partito». Spina nel fianco, come disse Fini al congresso di Bologna, perché Ag ha dimostrato come «sia stata capace di evitare di trasformarsi in burocrazia e di continuare a provocare e proporre». Sta qui, nel provocare e proporre la grande sfida di Ag, «una sfida che è nel custodire dei valori di riferimento ed al tempo stesso di porsi come avanguardia capace di comprendere i grandi mutamenti del nostro tempo». Per il futuro si guarda ad An, alle prossime mosse tenendo presente «che quello che ci interessa non sono i contenitori, ma i contenuti». Dar. Cas.

scritto da UldericoDL
settembre 12, 2006 13:41 / permalink / eventi, azione giovani / commenti

lunedì, 11 settembre 2006

Il Giornale parla di Atreju '06 ...

Se l’avventura politica della Casa delle Libertà fosse una corsa, il giudice di gara oggi dovrebbe registrare le seguenti posizioni: Silvio Berlusconi continua a essere in testa al gruppo, Gianfranco Fini segue a ruota, Pier Ferdinando Casini sgomita per cercare di superare tutti. La fine della corsa sembra ancora lontana, ma le strategie degli inseguitori per conquistare la posizione di front runner sono assai diverse. E quella di Fini sembra - almeno per ora - più efficace e compiuta. Il leader di Alleanza nazionale infatti ha deciso di imprimere una ulteriore svolta al suo partito. Il 18 luglio scorso ha lanciato il manifesto per una nuova destra europea e da quel momento la sua strategia è apparsa chiara: affiancamento di Berlusconi e Forza Italia, dialogo e rapporti cordiali con gli altri alleati, progetto politico di medio-lungo termine, no a colpi di coda nel centrodestra. Bastava leggere le dichiarazioni l’altro ieri di Andrea Ronchi per capire che l’era dell’asse An-Udc è tramontata e non più aria di subgoverno. «Alleanza Nazionale, proprio perchè ha a cuore le sorti della

Atreju 2006

Cdl e vuole agire per rendere più breve possibile la stagione del centrosinistra, non intende in alcun modo alimentare polemiche nella coalizione di centrodestra che avrebbero il solo risultato di disorientare gli italiani. Siamo certi che tutti nella Cdl, senza eccezione alcuna, sono convinti che non possiamo agire come i polli di Renzo di manzoniana memoria», diceva il portavoce del leader di An. La metafora avicolo-letteraria è stata ripresa ieri dallo stesso Fini che ribadiva il concetto e la necessità «di fare un’opposizione seria al governo Prodi» e definiva Marco Follini come colui che sta «nella terra di nessuno». Fini e Casini dunque sono alleati, a tratti saranno fidanzati, ma di certo non più Promessi Sposi. Non basta la solidarietà generazionale per condividere un progetto politico e Fini un percorso per il suo partito sembra averlo individuato. La sua missione è quella di «ripensare il centrodestra» non negli organigrammi e nelle formule alchemiche del potere, ma nei contenuti, nei programmi. L’esperienza al ministero degli Esteri per Fini ha segnato una nuova fase della sua vita politica, le relazioni internazionali gli hanno offerto la possibilità di toccare con mano nuovi modelli da importare in un quadro politico in movimento e con un governo che potrebbe durare cinque anni oppure liquefarsi improvvisamente. E allora occorre farsi trovare pronti. Resta ancora da capire se Fini e il suo partito immaginano un’offerta politica che ha ancora i due attuali contenitori (Cdl e Unione) oppure se il futuro è in un grande partito della destra che poi si allea con il centro, come avviene in Francia, dove si sono alternate le esperienze di Giscard d’Estaing prima e Jacques Chirac dopo. È da qui che potrebbe ripartire il discorso sul partito unitario, con Berlusconi pronto a cogliere l’occasione di lasciare al Paese, dopo una stagione straordinaria e irripetibile, un’eredità politica compiuta, il partito dei conservatori italiani, il «country party». Per centrare questo obiettivo Fini parte dalla considerazione ovvia che Forza Italia è il primo partito della coalizione con il 24 per cento dei voti, che Berlusconi è ancora un leader carismatico per gran parte dell’elettorato del centrodestra e non è con gli scarti continui, gli strappi e le richieste di discontinuità che si può ereditare il patrimonio politico costruito in tredici anni con pazienza, genialità e tenacia. E se Forza Italia è movimento e partito leggero, Alleanza nazionale è il partito più strutturato della coalizione, ha circa 600 mila iscritti, quasi 13 mila circoli, è presente in tutte le regioni, Fini ha chiuso la stagione (importante) dei colonnelli e rinnovato la dirigenza del partito, il suo movimento giovanile è presente nelle università, fa politica e cultura e tra qualche giorno se ne avrà la prova con Atreju, la festa di Azione Giovani dove saranno ospiti molti big della politica e, per la prima volta e con non poche polemiche nella sinistra, il presidente della Camera Fausto Bertinotti proprio in un faccia a faccia con Fini. Il leader di An vuole «ripensare il centrodestra» in modo aperto e interattivo, ha aperto un link sul sito web del partito per accogliere le proposte dei militanti, il documento presentato il 18 luglio è moderno, non velleitario, cita fonti e autori importanti per il pensiero conservatore contemporaneo come Alain Finkielkraut (L’imparfait du present) e Peter Hahne (Schluss mit lustig - La festa è finita) , mette in soffitta la distinzione tra destra e sinistra e scopre quella tra «right and wrong», giusto e sbagliato. Fa uno sforzo di sintesi della società italiana proponendo l’alleanza tra i produttori di beni e produttori di valori, ma dovrà fare prestare orecchio alle voci che si levano proprio da questi ultimi perchè sono quelli più consapevoli che la festa è davvero finita.

© Il Giornale dell’11 settembre 2006.

scritto da UldericoDL
settembre 11, 2006 14:45 / permalink / politica interna, alleanza nazionale, azione giovani, azione universitaria / commenti

lunedì, 11 settembre 2006

ONORE ALLE VITTIME DELL' 11 SETTEMBRE ...

11 SETTEMBRE 2001

-

11 SETTEMBRE 2006

ONORE ALLE VITTIME !!!

scritto da UldericoDL
settembre 11, 2006 13:44 / permalink / eventi, politica estera, attualitĂ  / commenti

domenica, 10 settembre 2006

PRODI, il Grande Diplomatico ...

Leggetevi quest' Ansa

Prodi ottiene da Assad il si' alle guardie di frontiera europee

BARI - Per due giorni ha tessuto in silenzio la tela diplomatica con il presidente siriano Assad. Poi, quando da Damasco, e poi anche da Solana e da Annan, è arrivato il via libera, il premier Romano Prodi, a Bari per l'inaugurazione della Fiera del Levante, dà l'annuncio: "Guardie di frontiera europea, non armate ma dotate di strumenti di controllo, sono pronte a schierarsi al confine tra Siria e Libano per sbarrare il passaggio al flusso di armi diretto nel sud del Libano e ad Hezbollah".

Leggete ora quest'altro articolo pubblicato dopo un'ora

Truppe europee al confine siriano-libanese. Damasco smentisce

Nessun accordo sullo schieramento di truppe europee al confine siriano-libanese. La Siria ha smentito,attraverso un comunicato riportato dall'agenzia ufficiale Sana la notizia diffusa nelle ultime ore di un possibile sì alla proposta avanzata dal Presidente del Consiglio Romano Prodi di utilizzare,al confine con la Siria,guardie di frontiera europee per prevenire il traffico d'armi verso Hezbollah.

Damasco ha precisato che nell'ultima telefonata del presidente Bashar al Assad col premier italiano si è discusso semplicemente di un'assistenza tecnica che l'Europa puo' offrire alle guardie di frontiera siriane.Ma sull'argomento non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Grande Diplomatico

il nostro Prime Minister !!!

scritto da UldericoDL
settembre 10, 2006 16:04 / permalink / politica estera, attualitĂ , prodi, sinistri / commenti (5)

domenica, 03 settembre 2006

Pensioni fuori dalla Finanziaria ? ...

Roma, 3 set. - (Adnkronos) - "Accolgo con grande favore il segnale dato dal ministro Mastella a proposito della nostra proposta di tenere la previdenza fuori dalla manovra finanziaria. Si tratta di una questione di equita' e di rigore: le pensioni non possono essere inserite nel menu' di tagli con cui il Governo ritiene di far quadrare i conti pubblici". E' quanto dichiara il deputato di An Gianni Alemanno dopo le dichiarazioni del ministro della Gustizia Clemente Mastella.

Ma se questi cari amici, sinistri  di governo, toccheranno le pensioni ... Scenderanno in piazza  a protestare le varie migliaia di pensionati, così come hanno fatto con il centrodestra, che gliele aveva pure aumentate?

scritto da UldericoDL
settembre 03, 2006 15:43 / permalink / economia, politica interna, alleanza nazionale, sinistri / commenti (4)

sabato, 02 settembre 2006

IL "QUIZZONE" DI FINE ESTATE ... By Ciccio Rutelly ...

Ecco come rilanciare l'industria del turismo in Italia ...

scritto da UldericoDL
settembre 02, 2006 17:11 / permalink / politica interna, satira, attualitĂ , sinistri, azione giovani / commenti (4)

venerdì, 01 settembre 2006

Il sito di AN ...

E' online il sito ufficiale di Alleanza Nazionale, sez. di Acerra (Na).

La pubblicazione in rete delle attività del circolo. è stata voluta fortemente dal nuovo Commissario Dott. Gerardo Bigliardo.

www.anacerra.tk

scritto da UldericoDL
settembre 01, 2006 17:33 / permalink / comunicati, territorio, alleanza nazionale / commenti

venerdì, 01 settembre 2006

Azione Giovani nasconde il FASCIO ? ...

Articolo tratto da "Il Secolo D'Italia" di oggi

di Annalisa Terranova

La vigilanza democratica, per essere davvero ortodossa, deve intendersi estesa anche ai messaggi subliminali: ne è fulgido esempio la pagina di apertura di ieri della cronaca romana dell’«Unità» dove leggiamo che sul manifesto con il quale Azione Giovani presenta la sua festa nazionale “Atreju” compare un fascio littorio. Un’approfondita indagine oculare rintraccia in un innocuo numero 1 (non disegnato ma “importato” da una fonte predefinita dei programmi di grafica) uno stentato simulacro dell’infernale fascio caro a Mussolini. L’incriminato numero 1 è seguito dal logo di Ag e da uno zero piccolino per spiegare iconograficamente che si tratta della decima edizione della manifestazione. In verità nel manifesto c’è ben altro: per esembio un robottino stilizzato che estrae la spada da una roccia rotonda. Insomma una specie di Artù tecnologico. C’erano altri elementi, a voler commentare la cartellonistica post-fascista, che avrebbero potuto attrarre brillanti escursionisti nell’esoterismo politico. Invece che ti vanno a mettere a fuoco? Un presunto fascio stilizzato. Impossibile ricavare commenti dai dirigenti dell’organizzaizone giovanile di Fini. Tutti si fanno una risata. E pensare che lo slogan portante della festa è «Essere, non sembrare». Evitare le apparenze, dunque, per concentrarsi sulle essenze. Ma si vede che, sulla scia del consumismo simbolista inaugurato da Dan Brown con la sua caccia magica al tesoro, lo sguardo disincantato intravede bagliori di perversione audacemente riproposti là dove nessuno se li aspetterebbe, sui muri della città, o in un’innocua sequenza numerologica. Un po’ come i censori del rock satanico che ti avvertono che se ascolti certi dischi al rovescio ci trovi gli inni a Satana, o come i critici bacchettoni del film di Walt Disney «Il Re leone» che avvertono che nel cielo stellato osservato da Simba, a un certo punto, le nebulose formano la scritta «sex» o come quelli che ti mettono in guardia contro i Teletubbies che sarebbero piccole icone asessuate del movimento gay americano o come quelli che hanno intravisto in un murales del Parco Disney in Florida un soldato con la divisa da SS. Una specie di via libera alle proprie ossessioni interiori che, nelle forme esterne più innocenti, si specchiano e si sbalordiscono nonostante ogni logica.
E poi dicevano di Berlusconi, che vedeva i comunisti spuntare ad ogni crocicchio e che gli lanciava
contro i suoi esorcismi politici. Almeno, la sua, era una deformazione visionaria che ha fatto quasi perdere le elezioni a Prodi. Qui siamo ai tic: c’è da decidere solo se vanno curati da un oculista o da un analista.
In ogni caso, da un bravo specialista.

scritto da UldericoDL
settembre 01, 2006 14:09 / permalink / sinistri, azione giovani / commenti

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