Ciao
a Tutti, mi chiamo Ulderico, ho 26 anni e sono di Acerra una città in provincia
di Napoli molto viva ed interessante.
Da Gennaio 2006 sono
Dirigente
Provinciale di
Azione Giovani,
il movimento giovanile di
Alleanza
Nazionale.Da Ottobre 2006 ricopro anche l'incarico di Coordinatore dei circoli
della provincia. Inoltre da circa 3 anni Presidente del Circolo Territoriale di AG "Terra
di Mezzo" di Acerra.
Inoltre dirigo la linea editoriale del periodico "il
Preturiano", organo di un'associazione giovanile attiva sul territorio. Sono
laureando in Scienze della Comunicazione all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
... questo è l'essenziale !
Alcuni amici che hanno deciso di intraprendere altri percorsi politici, delusi per non aver trovato spazi politici in An, più per loro demeriti che per altre reali motivazioni, sostengono che il partito nato a Fiuggi sia arrivato al termine della sua breve storia politica. An non avrebbe più spazio politico, dicono, in quanto la sua area sarebbe minacciata da due operazioni mediatiche, come il Popolo della Liberà di Berlusconi e il nuovo partito di Storace. Il rischio dell’isolamento, il ricatto del solo “voto utile” al PdL per arginare il Pd di Veltroni, renderebbero molto stretta l’area elettorale di An. E’ opportuno a questo punto fare alcune considerazioni per capire perché Alleanza nazionale non ha nulla da temere per il suo futuro politico, a patto che continui ad operare in termini politici.
Nel luglio del 2006 Fini ha avuto modo di illustrare il documento più importante della destra democratica dopo Fiuggi. In “Ripensare il centro destra nella prospettiva europea” si legge che occorre andare “oltre i partiti e i confini della Cdl” prendendo atto dell’esistenza di “un popolo della libertà che finalmente ha preso coscienza di sé”; edancora “An deve pensarsi e strutturarsi come “partito-polo” capace di rappresentare le istanze del popolo della libertà”.
Senza gazebo ed annunci plateali, ma a seguito di una profonda analisi politica e di un’ampia discussione la destra ha anticipato il proclama di Piazza San Babila. Successivamente, An ha portato in corteo a Roma mezzo milione di persone per protestare contro il governo su due temi molto sentiti fra i cittadini, come le tasse e la sicurezza.
Ancora dopo, Fini ha sorvolato la capitale per fare un sopraluogo sulle zone segnate dal degrado, mentre alcune sue proposte sull’immigrazione hanno trovato il consenso della maggioranza degli italiani, consentendogli di raggiungere vette altissime di popolarità .Mentre, dunque, la destra faceva la politica, elaborava documenti e portava in piazza gli italiani, Berlusconi si impegnava in un assordante campagna di proclami per annunciare il passaggio nelle file del centrodestra di diversi senatori e l’imminente caduta del governo.Il resto lo conosciamo: la “spallata” non è riuscita e il Cavaliere, per dribblare le legittime richieste degli alleati di cambio di strategia, ha spostato il tema della discussione politica, annunciando, improvvisamente, la nascita di un nuovo partito.
Ce ne vogliamo fare una colpa se An ha una consolidata capacità di far politica e di saper interpretare i sentimenti degli italiani?
E vi è di più: dal 1994 ad oggi An è stato l’alleato più leale dell’intera coalizione e, probabilmente continuerà, ad esserlo, quando la tempesta si sarà placata. La sua specificità sta nel fare politica senza ricorrere ad annunci roboanti. An non è nata dal predellino di una macchina, ma da storie di uomini e donne che hanno condiviso un difficile e coraggioso percorso, si sono ritrovati nei congressi per discutere di politica, hanno subito scissioni, lacerazioni, sconfitte, hanno conosciuto gioie e vittorie e tutto quello che rende speciale l’appartenenza ad una comunità.Il consenso popolare conquistato con il contatto quotidiano e con l’impegno continuo sono alla base di una politica vera e di un partito radicato, in quanto la politica, come i partiti e gli uomini che la interpretano, non sono prodotti che si possono vendere o acquistare e di cui non ci si può disfare quando non servono più.
Il ritorno alla politica, tenacemente portato avanti da An, è ciò che deve animare il nuovo centrodestra per ritrovare, con il dialogo e la comprensione delle istanze e delle specificità di ogni sua componente, le ragioni dell’unità.
Quella grande unità che, oggi più che mai, tutti gli elettori chiedono al centrodestra, non solo per mandare a casa una parte politica a noi avversa, ma per salvare, prima di tutto, il nostro Paese.
Quella sostanziale unità che la destra di An, ponendo in essere comportamenti politici chiari, corretti e coerenti, non ha mai messo in discussione, percependola, seriamente, come il valore aggiunto e fondante anche del nuovo centrodestra che, a differenza della coalizione di governo, continua ad avere radici, programmi e valori comuni.
“OLTRE IL MURO DEI DIRITTI NEGATI. LIBERTA’ IN CINA, TIBET E BIRMANIA”: con questo slogan il 9 novembre Azione Giovani festeggerà i primi 18 anni dalla caduta del muro di Berino, concentrando la sua attenzione sulla Cina, sul Tibet e sulla Birmania.
Le tre questioni, peraltro strettamente correlate per via dell’occupazione cinese nella terra del Dalai Lama e del palese sostegno del regime comunista di Pechino alla giunta militare birmana, portano alla ribalta muri odiosi che non cadono e anzi si rafforzano grazie ai timori e alle connivenze dell’Occidente: violazione dei diritti umani, negazione della libertà religiosa e delle identità culturali, sfruttamento del lavoro e dell’ambiente sono i paradigmi su cui si regge un sistema totalitario che incarna le abiezioni ideologiche e repressive del comunismo e le peggiori degenerazioni del turbo-capitalismo.
Con buona pace dei tanti soloni che parlano della Cina come di una grande opportunità di sviluppo, noi riteniamo che la destra giovanile debba fare della battaglia contro il regime di Pechino una battaglia epocale di civiltà proprio come anni fa i nostri fratelli maggiori fecero contro il comunismo sovietico.
Non contro il popolo cinese, ma per il popolo cinese. Per la sua libertà, per i suoi diritti. E al contempo per quelli dei popoli vicini e dei nostri popoli europei che appaiono indifesi di fronte alla competizione con un Paese in cui si viola qualsiasi regola del mercato del lavoro.
Azione giovani costruirà nelle piazze principali delle città i muri di cartone, riempiti con le parole d’ordine di quei regimi (censura, aborto obbligatorio, lavoro senza diritti e senza regole, ambiente violentato, negazione della libertà di culto, annientamento delle identità, concorrenza sleale) per poi abbatterli con la gioia e l’entusiasmo che caratterizzò i fratelli berlinesi quell’indimenticabile notte del 9 Novembre 1989.
A seguito della denuncia dalla World Organization for Human Rights, Azione Giovani avvia la campagna “Mai piú Yahoo!”, che già da questa sera sarà on-line con un apposito banner sul sito www.azionegiovani.org
Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale del movimento giovanile di An dichiara: “Invitiamo i ragazzi di Ag, i simpatizzanti e tutti i giovani italiani a non utilizzare piú il provider come motore di ricerca, a chiudere le caselle di posta elettronica esistenti e a non usufruire piú dei servizi del portale. Abbiamo il dovere di boicottare ‘Yahoo!’, che si è reso complice della politica di morte e di repressione del governo di Pechino.
Come già abbiamo piú volte denunciato, attraverso mobilitazioni nazionali, saremmo favorevoli allo svolgimento dei giochi olimpici in Cina solo se il governo accettasse di rispettare i diritti umani fondamentali. Questo non ci risulta, perció continueremo ad opporci a quella che consideriamo una scelta inadeguata, che entra in contrasto con i valori stessi delle Olimpiadi”, conclude Giorgia Meloni
Dopo il mio articolo è doveroso riportare questo flash ...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Parigi, 29 mar - Nuove critiche da Nicolas Sarkozy, candidato alla presidenza francese, nei confronti della Bce. Nel programma elettorale che sara' pubblicato domani dal quotidiano 'La Tribune', Sarkozy dichiara, infatti, che la valuta unica europea dovrebbe sostenere la crescita nell'Eurozona. "Faro' si' - promette Sarkozy - che l'euro diventi uno strumento di crescita, occupazione e potere economico". Gia' in passato Sarkozy aveva chiesto che l'euro fosse messo al servizio della crescita e dell'occupazione. Red-mir-
E' assolutamente contrario all'ingresso della Turchia in Europa, sogna un Ministero dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale e avvisa gli immigrati che "siamo accoglienti, ma vogliamo essere rispettati da coloro che accogliamo e che sia rispettato anche il nostro paese". E' il Nicolas Sarkozy candidato del centrodestra alle prossime elezioni presidenzali francesi, che sembra aver definitivamente abbandonato le tendenze blairiane spiccatamente filo-atlantiste e liberali, per porsi come uomo del rinnovamento, ma in chiave maggiormente nazionalista, con un occhio alla destra più "estrema", almeno sul piano dei valori identitari.
"C'è un'identità francese, con i suoi valori, sui quali non transigeremo", afferma colui che in passato è stato già denominato "Primo Poliziotto" di Francia, nonchè primo nemico dei rivoltosi delle Banlieu, conquistando nuovo gradimento tra l'elettorato francese. Infatti, come espone un recente sondaggio di "Le Figaro", il 55% dei francesi concordano con l'istituzione del Ministero dell'Identità Nazionale e tra questi vi è l'82% degli elettori dell'Ump, il partito neogollista di Sarkozy, e l'88% (udite udite) di quelli del Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen, il partito dell'estrema destra francese, segno che il neogollista del 2000 si sta dimostrando capace di interpretare i sentimenti di quella "destra diffusa", che spesso un partito come Alleanza Nazionale in Italia dice di voler intercettare, ma (ahinoi) finora con scarsi risultati in termini elettorali.
Intanto Sarkozy pur mantenendo il proprio elettorato di centrodestra, va all'arrembaggio della destra più estrema, conquistando consensi nella roccaforte di un ormai troppo anziano Le Pen, (che già in passato ha dimostrato di riuscire ad intepretare il malessere dei francesi con inaspettati exploit elettorali) ed incrementando il suo elettorato potenziale proprio intervenendo sui valori identitari, tanto da costringere ad una ridicola e confusionaria rincorsa sui valori nazionali il suo avversario più temibile, la socialista Ségolène Royal, che ora confonde i socialisti francesi che nei propri congressi si vedono costretti ad intonare "La Marsigliese" invece che "l'Internazionale" e che dichiara che i francesi dovrebbero esporre i tricolori alle finestre nel giorno della festa nazionale.
C'è chi osservando la presa di posizione identitaria, di Sarkozy e la rincorsa su alcuni di questi valori della Royal, parla di "Lepenizzazione" della politica francese, fatto sta che Sarkozy, "Lepenizzato" o meno, ha visto giusto (almeno da quanto dicono i sondaggi) sulla questione e può anche permettersi di fare l'ironico, dicendo all'avversaria socialista di essere "felice di aver mostrato il cammino".
L'auspicio è che un cammino simile sia intrapreso anche dalla destra italiana, così come Gianfranco Fini, ispirandosi al collega francese potrebbe rendere possibile, con risultati che con il giusto lavoro, si rivelerebbero incredibilmente positivi per la crescita di Alleanza Nazionale e del centrodestra italiano.
Mobilitazione immediata di Azione Giovani e Alleanza nazionale sotto palazzo Chigi, dopo la sfiducia del Senato alla mozione dell’Unione sulla Politica estera.
“Non è un caso che l’ultimo giorno del Governo Pordi sia stato martedì grasso. Il Carnevale però è finito. Ora vedremo fino a che punto questo Esecutivo è di parola. D’Alema aveva garantito le dimissioni in caso di parere contrario di Palazzo Madama sugli esteri. Mantenga le promesse e rispetti il Parlamento, che oggi ha dimostrato di non credere più in Prodi e nei suoi ministri. Aspettiamo ora un immediato vertice al Quirinale”, dichiara Giorgia Meloni.
"L'Italia ha perso l'ennesima occasione di far prevalere la legge. Molto grave è l'atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza che considerano una vittoria questa prescrizione, invocando a gran voce l'amnistia. Concedere la grazia infatti non avrebbe senso nei confronti di chi non ha passato neanche un giorno in carcere, ha eluso del tutto la giustizia italiana, è fuggito all'estero e in alcuni casi ha organizzando addirittura un 'porto franco' per tutti i latitanti".Lo afferma Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera e presidente nazionale del movimento giovanile di Alleanza nazionale, commentando la decisione della Corte d'Assise di Milano che ha dichiarato estinti per sopravvenuta prescrizione i reati contestati a Oreste Scalzone, ex leader di Autonomia Operaia che da anni vive in Francia.
"Per chiudere definitivamente i conti del passato sarebbe dunque il caso di mettere da parte i pregiudizi ideologici e coinvolgere nel dibattito i parenti delle vittime, più volte umiliati da uno Stato, che con difficoltà e lentezze burocratiche, a malapena riconosce indennita' di risarcimento. Chiediamo al guardasigilli Mastella - conclude Giorgia Meloni - di intervenire in sede europea, al fine di avviare una collaborazione fattiva tra le nazioni dell'Ue anche quando si tratta di far prevalere la giustizia".
Scoperte per la prima volta nel liquido amniotico cellule staminali con capacità rigenerative pari a quelle dell'embrione, ma apparentemente sicure come le staminali adulte: è il risultato di una ricerca italo-americana, firmata dall’università di Harvard assieme a quella di Padova e dall’istituto di medicina rigenerativa di Wake Forest, nel North Carolina. Si tratterebbe di cellule totipotenti, cioè in grado di differenziarsi in qualunque tipo di tessuto.
E’ un risultato straordinario: la presenza di cellule staminali nel liquido amniotico dimostra che è possibile raggiungere importanti risultati medici, nel rispetto di quei valori etici che ci appartengono.
Spesso la ricerca scientifica tende a perseguire delle scorciatoie. Questo atteggiamento non può essere accettato perché mette in discussione la sua stessa funzionalità: è la scienza a dover mettersi al servizio dell'uomo e non il contrario. Per questo non possiamo che accogliere con favore quella che potrebbe rivelarsi come una scoperta rivoluzionaria che manda in frantumi il muro di reticenza eretto da chi antepone i propri pregiudizi ideologici alla tutela dell'uomo e della sua salute.
Leggo dalle pagine del Corriere della Sera che il partito di maggioranza relativa che esprime una pletora di ministri e parlamentari della Repubblica ritiene sbagliato accostare Mussolini a Castro perché, mentre il primo è arrivato al potere attraverso una marcia, il secondo lo ha fatto attraverso una rivoluzione. Mi piacerebbe interrogare l'autore di una simile gaffe sul significato della parola "rivoluzione" e forse anche su quello della parola "marcia". Ma il punto non è questo. Il punto è che continuo a vedere una sinistra, anche quella cosiddetta “moderata”, impegnata nel tentativo patetico - neanche troppo dissimulato - di difendere una dittatura sanguinaria come quella che vige a Cuba attraverso ragionamenti strumentali e capziosi.
Su una cosa sono d’accordo con gli argomenti utilizzati dal parlamentare dei Ds: accostare Mussolini a Fidel Castro rappresenta una forzatura, frutto evidente della semplificazione giornalistica. Di più, è una follia storica. Senza entrare nel merito delle due esperienze, basterebbe ricordare che mentre la stagione fascista si è conclusa sessant’anni or sono e s'inquadra in un’epoca nella quale valori oggi dati per acquisiti come la libertà di stampa, il suffragio universale e via discorrendo erano ancora appannaggio di pochi, la dittatura di Castro è una realtà nel momento in cui scrivo nero su bianco queste riflessioni, ovvero in un’era nella quale principi fondanti come democrazia e libertà sono universalmente riconosciuti (o tali dovrebbero essere). E questo significa anche che mentre il giudizio sul fascismo compete alla storia, quello sul castrismo attiene alla politica.
Ciò che mi preme, piuttosto, è mettere a confronto l’idea stessa di libertà per come viene percepita e difesa, oggi, dalla destra e dalla sinistra della politica italiana.
Nel corso degli anni la destra ha ampiamente chiuso i conti con “il proprio passato”. Prima ancora del congresso di Fiuggi e della nascita di Alleanza nazionale, fu proprio il Fronte della Gioventù degli anni ottanta a rifiutare ogni deriva nostalgica avviando un serio approfondimento sulla storia del ventennio fascista e aprendo un forte contenzioso con l'anima più nostalgica del Msi, trovando tante adesioni entusiastiche e molti risentimenti. Ci volle coraggio, insomma. Ne derivò una lucida analisi, che riprendendo la lettura offerta da storici come De Felice fu capace di distinguere le innovazioni sociali da quella parabola discendente che comportò errori come l’ingresso nella seconda guerra mondiale, il mancato rispetto delle libertà fondamentali, l’orrore delle leggi razziali.
Da allora abbiamo avuto la consapevolezza che la libertà rappresenta per noi un valore non negoziabile.
Non così per la sinistra italiana, che da un lato ha sostenuto la tesi secondo la quale il regime autoritario di Mussolini condanna l’esperienza fascista “senza se e senza ma”, e dall’altro giustifica troppo spesso, con argomentazioni come la lotta all’analfabetismo, un regime sanguinario ancora vigente nel terzo millennio come quello di Castro.
Insomma, del fascismo, non rappresentando più un pericolo da un punto di vista politico si possono giudicare positivamente le bonifiche, le città di fondazione, il futurismo, le conquiste sociali - come hanno fatto e fanno ripetutamente anche intellettuali liberali, cattolici o di sinistra - ma finché è esistito nel mondo il rischio dell'affermazione di una dittatura ad esso ispirata, piuttosto che rischiare di favorirla, si "gettava il bambino con l'acqua sporca". Il comunismo invece è lì, a Cuba, in Cina, in Corea, in alcuni paesi dell'est europeo che non riescono ad accedere alla democrazia, in molti paesi occidentali dove vive l'utopia di un "comunismo diverso e dal volto umano" di berlingueriana memoria, che nessuno fin qui ha mai conosciuto in alcun angolo del mondo. Basterebbe questo, forse, per smascherare i moderati dell'Unione in viaggio verso il Partito Democratico. Su questa grande contraddizione si infrange la retorica antifascista, che ha prodotto parole d’ordine alle quali gli stessi che le utilizzano dimostrano di non credere. Parole d’ordine che per decenni sono state pronunciate per colpire gli avversari politici e alimentare un odio basato su schemi anacronistici, impedendo che l’Italia potesse ricostruire una memoria condivisa sulla base di una lettura serena dei propri trascorsi.
Per questo non siamo più disposti ad accettare lezioni di democrazia da una certa sinistra. Per questo ci auguriamo che, a fronte di una destra che ha fatto i conti con il proprio passato, possa finalmente esservi una sinistra capace di fare i conti con il proprio presente.
Giorgia Meloni
Presidente Nazionale di Azione Giovani
(Articolo tratto da Il Secolo d'Italia del 10 dicembre 2006)
Gianfranco Fini è sotto accusa per alcune affermazioni sul colonialismo. L’Unità ha addirittura trascritto le parole dell’ex ministro degli Esteri, per marchiarle d’infamia, nella striscia rossa che sta sotto la testata. «L’Europa - Fini dixit - è stata un elemento di civilizzazione e non tutte le pagine del colonialismo sono negative: se pensiamo a come sono ridotte oggi l’Etiopia, la Somalia e la Libia e a come stavano sotto l’Italia, credo che ci debba essere una rivalutazione del ruolo italiano in quei Paesi». Una bestemmia. Uno scandalo. Su Repubblica Tahar Ben Jelloun sostiene che Fini «segue una moda razzista della destra» e Angelo Del Boca sintetizza: «Abbiamo invaso e tolto la libertà». Non è obbligatorio, ci mancherebbe, essere d’accordo con Fini né su questo né su altri temi. Ciò che preoccupa, nelle reazioni citate, e in generale nelle cronache «progressiste», è il tono da «ma come si permette», è la pretesa che su alcuni momenti ed eventi della storia vi sia una sola versione lecita, e che ogni altra versione venga ritenuta inaccettabile, ripugnante. Questo dogmatismo arrogante non vale per tutti. È applicato solo ai temi che hanno in sottofondo il fascismo. Ho letto qualche giorno fa un’intervista di Cossutta, per i suoi ottant’anni, nella quale il veterano del comunismo ribadiva convinzioni e ricostruzioni storiche che ai più, dopo quel che è successo, sembrano ancor più che infondate, grottesche. Ma vengono ritenute affar suo, e comunque lecite in un Paese dove vige la libertà di pensiero: così come le opinioni di Bertinotti su Fidel Castro. Ma questo a Fini non è concesso. Deve proclamare ogni momento il suo antifascismo, e non basta mai. Conosco le pagine nere del colonialismo, e gli errori di quello fascista che fu anacronistico, pasticcione, e in alcuni episodi sanguinario. Ma è proprio vero che il colonialismo fu solo oppressione e crudeltà? Tutti gli imperialismi, coloniali e non, sono stati spietati. Lo fu quello romano. Ma vogliamo affermare che le conquiste romane furono unicamente distruzione? E le conquiste di Alessandro Magno furono unicamente massacri e violenza? Nessuno osa affermarlo seriamente, in sede storica e culturale. Ma se si passa da secoli remoti agli ultimi secoli, viene imposta una vulgata demonizzatrice. Penso tutto il male possibile del modo in cui Rodolfo Graziani governò brevemente l’Etiopia, ma non ritengo si debba ignorare che con l’imperatore Hailé Selassié, internazionalmente vezzeggiato, in Etiopia vigeva la schiavitù, i contadini erano sfruttati senza pietà, le carestie mietevano centinaia di migliaia di vittime.
Fu sacrosanta l’aspirazione dei popoli sottoposti al dominio coloniale all’indipendenza, considero quest’ultima un’acquisizione doverosa. Mi è concesso tuttavia d’osservare che dell’indipendenza quei Paesi hanno fatto - con rarissime eccezioni - l’uso peggiore? In Etiopia, tolto di mezzo il potere feudale di Hailé Selassié, vi fu Menghistu al cui confronto Graziani era un dilettante della repressione, la Somalia è nelle condizioni che sappiamo, la Libia ha avuto in sorte un mare di petrolio e un dittatore, il colonnello Gheddafi, che ha riconosciuto la responsabilità del suo regime in un terribile attentato terroristico. È vietato esercitare la memoria, oltre che sulle nefandezze coloniali, sulle nefandezze post-coloniali? La dominazione francese poteva essere brutale, ma ho la certezza che mai sotto di essa si sarebbe arrivati alle spaventose stragi dei Khmer rossi in Cambogia.
Secondo Del Boca «nelle ex colonie non c’era libertà, non c’erano scuole, non c’era nulla». Riferiamoci all’Etiopia, l’Impero fascista. C’erano tutte quelle belle cose - libertà, scuole, sanità - con gli schiavi incatenati? È facile, per i demagoghi di sinistra, rovesciare tutte le colpe e le responsabilità d’un oggi drammatico sul colonialismo di ieri, perfino l’immigrazione ne sarebbe conseguenza. Ma quando mai. E per quanto riguarda il razzismo, le persecuzioni delle popolazioni arabe nei confronti delle popolazioni nere africane trovano paragoni solo nell’Olocausto o in vicende di quella tragica portata. La visione d’un Occidente malvagio che turba la serena convivenza dei nativi è sbagliata e stupida quanto la visione d’un Occidente provvido mosso, nelle sue conquiste, da intenti umanitari. Il già citato Jelloun sostiene che «i popoli che bussano alle porte dell’Europa sono gli stessi che dall’Europa sono stati colonizzati e hanno visto portarsi via tutta una serie di opportunità e diritti». Questa è favolistica, non sociologia e tanto meno storia.
Fini ha violato un tabù da alcuni eretto a dogma nel nome dell’antifascismo. C’è stato nei giorni scorsi un ennesimo dibattito sulle leggi razziali italiane nel quale i puri e duri della lotta al bieco regime littorio negavano, più o meno, che l’antisemitismo fosse stato ignorato nell’Italia fascista - i soliti Preziosi e Farinacci non influivano sulla sensibilità di massa - fino alle odiose leggi razziali. Ma no, non si può, non si deve dirlo. Mussolini come Hitler, il maresciallo De Bono come Pol Pot. Vade retro Fini: «No pasaran».
“Azione Giovani, Azione Universitaria ed Azione studentesca presenteranno in tutti gli organi universitari, in tutti gli enti locali, nelle scuole e in Parlamento un ordine del giorno per esprimere solidarietà verso Papa Benedetto XVI e contro ogni ipotesi di conflitto tra civiltà”, dichiarano in una nota congiunta Giorgia Meloni, presidente nazionale di Azione Giovani e vicepresidente della Camera dei Deputati, Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria, Federico Iadicicco, dirigente nazionale e presidente romano di Ag e Michele Pigliucci, responsabile nazionale di Azione Universitaria. “Quello che ci stanno delineando come uno scontro di civiltà altro non è che il tentativo, messo in atto da una parte del mondo islamico e del mondo occidentale, di distorcere e strumentalizzare le parole del Pontefice. Non si tratta di alcuna guerra religiosa: il loro obiettivo è fomentare le masse ed alimentare un focolaio di odio contro ogni fede, contro ogni religione, contro l’unico Dio. Invitiamo tutti i cristiani, i musulmani, i praticanti di altri credi, gli atei e gli agnostici a non lasciarsi confondere e a non farsi trascinare nella cultura dell’odio contraria ad ogni fede ed a ogni ragione”.
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AVANA - La versione ufficiale parla di un «incidente di salute» che lo ha costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico. Ma sarà la verità? Il leader cubano Fidel Castro, 80 anni fra pochi giorni, ha annunciato - con un proclama letto in tv dal suo segretario - di aver trasferito provvisoriamente i poteri al fratello Raul, attuale ministro della Difesa, dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico. Intanto le case dei dissidenti sono state circondate dalla polizia e i nostri contatti con i capi della dissidenza sono stati interrotti. Un caso?
Nel messaggio letto dal suo segretario particolare, Carlos Manuel Valenciaga, il presidente cubano ha dichiarato «Giorni e notti di lavoro continuo ed insonne hanno sottoposto la mia salute - che ha resistito ad ogni prova- ad uno stress estremo, che l'ha spossata. Ciò ha causato una crisi intestinale acuta con una grave emorragia, che mi ha costretto ad affrontare una complessa operazione chirurgica», Nel tentativo di spiegare tale «incidente di salute», il leader cubano ha chiamato in causa gli «enormi sforzi» richiesti dal suo recente viaggio in Argentina per il vertice del Mercosur, dal 22 al 24 luglio scorsi, e dal discorso pronunciato, lo scorso 26 luglio, nella località cubana di Bayamo. Oltre alle cariche istituzionali, il lider maximo ha lasciato, sempre «provvisoriamente», a suo fratello anche quella di massimo dirigente del Partito comunista di Cuba e di «comandante in capo delle eroiche forze armate rivoluzionarie». Successore naturale in base alla Costituzione per la sua carica di Primo vicepresidente, Raul Castro ha compiuto 75 anni lo scorso 3 giugno, ed è Ministro della Difesa. Il lider maximo è ininterrottamente ai vertici di Cuba dalla rivoluzione del 1959, ossia da 47 anni. La notizia del passo indietro di Castro è stata accolta con giubilo tra gli esuli cubani di Miami che sono subito scesi in strada, cantando, ballando e scandendo «Viva Cuba libre» e altri slogan. Ninoska Perez, un leader anticastrista di Miami, dove vive la più grossa comunità di oppositori al regime (650.000) ha detto di ritenere che Castro sia in gravi condizioni. Secondo lui, la morte del dittatore «sarebbe quanto di meglio potrebbe capitare a Cuba».
- PUBBLICO QUESTO POST TRATTO DALLA RETE PER PURO SCOPO "INFORMATIVO" NON PERCHE' MI ESALTINO GLI AVVENIMENTI DESCRITTI ! -
Il dato politico di questa giornata è questo: un governo italiano non più “suddito” degli Stati Uniti e , per sua scelta, “equivicino” – come ha teorizzato il ministro D'Alema – che ottenuto un risultato politico non di poco conto. E cioè quello di convincere persino l'amministrazione Bush e il loro temibile segretario di Stato, la “super-dura” Condoleezza Rice, ad accettare l'idea di convocare a Roma la conferenza internazionale di pace sul Medio Oriente. Dietro questa opera di “convincimento” politico-diplomatico ci sarebbe, dicono i soliti bene informati – e rilanciava, lunedì scorso, il sito Internet, solitamente molto ben informato, www.affaritaliani.it – la “manina” del senatore a vita Giulio Andreotti. Il quale, naturalmente, non conferma e non smentisce: si limita, cioè, al più classico e secco dei “no comment”. Né pur autorevoli membri del governo vogliono sbilanciarsi nell'avallare, con i loro commenti, l'idea sottesa a questo ragionamento: e cioè che i “fili” tra l'ex senatore a vita e il governo Prodi siano saldi e siano stati ben risaldati, specialmente di questi tempi. E specialmente dopo - l'applauditissimo - intervento di Andreotti al Senato di qualche giorno fa, quando osò dire quanto nessuno mai, nemmeno nella sinistra radicale, ha mai osato solo pensare: «Se foste nati in un campo nomadi oggi sareste dei terroristi anche voi».
Forte della sua autorevolezza e del suo passato, Andreotti si può certo permettere quello che altri non possono o non hanno il coraggio di dire, ma resta il punto: oggi il governo Prodi sembra molto più vicino alla causa palestinese di quanto non lo sia mai stato per le ragioni dello stato di Israele.
La “svolta”, se così si può chiamare, è maturata proprio in queste ultime settimane di crisi mediorientale: infatti, all'atto della nascita del governo, i segnali distensivi verso Israele erano sembrati davvero molti e abbastanza inequivoci (visita non di cortesia al “compleanno” dello stato d'Israele in primis, quando Prodi e Berlusconi rivaleggiarono in salamelecchi all'ambasciatore Gol) ma qualcosa avrebbe dovuto, agli “amici di Israele”, far scattare un primo campanello d'allarme.
La stessa composizione del II governo Prodi, innanzitutto, visto che di “filo-arabi” al governo del Paese ce n'è più d'uno: sopra di tutti, appunto, il ministro degli Esteri D'Alema (mai amato davvero in Israele, per questo motivo). E poi anche molti altri: il viceministro agli Esteri Patrizia Sentinelli, non solo in quanto esponente di Rifondazione ma anche e soprattutto in quanto vicina ai movimenti, e – ultima solo in ordine di apparizione – la “strana coppia” Craxi-Intini. Se, infatti, Bobo – figlio di Bettino – sta con i Socialisti (a dire il vero, non sta neanche più con quelli, ormai, ma praticamente è già con un piede dentro i Ds perché i Socialisti, anche se ridotti all'osso, continuano a litigare…), Ugo (soprannominato “Ugo Palmiro”, da Michele Serra, ai tempi belli di “Cuore”, oltre che – s'intende - di Tangentopoli) sta con i Rosapugnoni (ma ormai anche lui, come tutti gli ex dello Sdi, è in semi-rotta coi Radicali). La famiglia però sempre quella è: socialista e, appunto, filopalestinese.
E così, questa mattina, in una capitale super-blindata e un po' spaventata (sono 3500 gli addetti delle varie “polizie” – Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e corpi speciali – che vigileranno sulla sicurezza del vertice e contro la paura di attentati terroristici) si incontrano, alla Farnesina, ben 18 delegazioni di altrettanti Stati esteri (già giunti, martedì sera, Condoleeza Rice e il segretario generale dell'Onu Kofi Annan) per cercare una soluzione politica alla crisi del Libano. Certo, Israele non ci sarà ne ci saranno – sentimentalmente – i tanti “amici di Israele” (il sottosegretario di Stato, sempre agli Esteri, della Margherita Gianni Vernetti in testa) made in Italy. Ma, d'altra parte, chi volesse negare il successo diplomatico (il primo) della politica estera italiana che, grazie alla conferenza sul Libano, «è uno dei primi significativi frutti del nostro lavoro e della posizione politica assunta dal ministro D'Alema in piena sintonia con tutta la storia della politica estera italian», come sottolinea giustamente Bobo Craxi, farebbe un torto alla sua intelligenza. E anche alle ragioni di Israele. Che poi nessuno voglia riconoscere la “manina” della “vecchia volpe” andreottiana, dentro il governo, dietro questa svolta, è un altro paio di maniche. Ma Andreotti – ne siamo certi – bada a incassare il risultato politico, mica a mettersi sul petto stucchevoli medaglie.
Milano. La destra milanese nei giorni scorsi è scesa in piazza per manifestare la propria apprensione per la situazione ormai più che critica che sta investendo il Libano e lo Stato di Israele.
“Il legittimo diritto all’autodifesa di Israele non può prescindere” - dichiara l’On. Paola Frassinetti (ALLEANZA NAZIONALE)- “dal rispetto delle norme del diritto internazionale, soprattutto per quel che riguarda la salvaguardia delle popolazioni civili.”
“È ormai improcrastinabile” dichiara Anton Luca Romano PRES. PROV. Di Azione Giovani “la creazione di uno Stato per il popolo palestinese, unica vera soluzione per uscire dalla crisi che ciclicamente e ogni volta sempre più violentemente colpisce l’area Mediorientale”
“Riteniamo fondamentale rilanciare il dialogo.” - Conclude Carlo Fidanza Capo gruppo di AN al Comune di Milano – “La rappresaglia indiscriminata, oltre a essere moralmente inaccettabile, alla lunga non paga. Il diritto alla sicurezza di Israele non può tradursi in un diritto al bombardamento a tappeto ai danni di civili inermi.”
Roma - “L’Unione Europea ha il dovere di intervenire immediatamente per impedire l’attuazione dell’ordinanza del tribunale olandese sulla presenza alle elezioni politiche del partito dei pedofili”, dichiara Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale di Azione Giovani.
“E’ intollerabile parlare di libertà sessuale quando questa coinvolge i bambini: tra i principali obiettivi di questo partito vi è la liberalizzazione della pedopornografia e l’impunibilità dei rapporti sessuali con minori al di sotto dei 12 anni.
L’Italia e l’Europa prendano subito le distanze da questo indecente tentativo di legittimare l’illegittimabile, e si oppongano con tutte le forze a questa sentenza che non può essere riconosciuta dalla comunità internazionale - continua Giorgia Meloni -. Il ministro degli Esteri D’Alema si mobiliti al più presto per evitare che questo scempio di consumi impunemente. I bambini hanno il diritto di essere tutelati dalla legge e di crescere in ambienti sereni e sani”.
“Azione Giovani farà partire da subito una campagna di sensibilizzazione e porterà attraverso i rappresentanti di Alleanza nazionale, una petizione al Parlamento europeo per opporsi alla possibilità di dare voce istituzionale a questi personaggi, rilanciando invece la lotta con ogni forza e mezzo alla pedofilia, che costituisce una delle piaghe più dolorose del nostro tempo”, conclude l’on. Meloni.
A dieci anni dalla fine dell'apartheid la persecuzione razziale in Sud Africa esiste ancora, ma si è capovolta: la praticano i neri nei confronti dei contadini bianchi o "Boeri", i quali, con la connivenza del partito marxista al potere, sono oggetto di una pulizia etnica silente quanto scientifica e brutale. I morti ammazzati, bruciati vivi, segati a metà, violentati e contagiati - bimbi e anziani inclusi - superano quelli israeliani nella seconda Intifada e la lista s'allunga ogni giorno. In rapporto alla consistenza del gruppo, lo stesso che dava da mangiare a mezza Africa, si tratta del record mondiale di omicidi. Il premio per ogni esecuzione è $250, e intanto l'Anc ( il partito Marxista al potere) proibisce alle vittime il porto d'armi, come accadde già in Zimbabwe e Namibia. Insomma ci risiamo: se i cadaveri sono di pelle nera per bloccare il genocidio si muovono Onu, Usa e Ue (vedi il Darfur), mentre se la pelle è bianca e gli occhi chiari nessuno si scompone. Rudi Botes, 47 anni, rinvenuto con gli occhi cavati nella fattoria Genbade presso Bultonfontein. Adriana Van der Riet, 86 anni, uccisa con 20 pugnalate in una fattoria nelle Rocklands. Martmarie de Bruin, 18 anni, stuprata in un lago di sangue nel suo letto a Honeydew. Roelof Gottschalck, 34 anni, impiccato a Rustenburg.
Hanno antichi nomi europei questi martiri del nuovo Sud Africa.
Ma tanta barbarie non nasce dal nulla.
Era anzi prevedibile nel contesto della politica razzista intrapresa dal governo nero di Pretoria.
L'anno scorso il premier Thabo Mbeki, a capo di un monocolore dell'African national congress d'ispirazione comunista, ha varato un pacchetto di leggi per il "Potenziamento economico dei neri" (Bee laws). Che nella sostanza rimuovono il diritto inviolabile alla proprietà privata, cancellano ogni toponimo Afrikaaner, chiudono i loro centri culturali, scolastici, radiofonici, completando la rimozione di ogni segno di matrice europea del Programma per il rinascimento africano. Sulla china del genocidio si arriva però con il programma di ridistribuzione della terra, che consente a qualunque nero accampi un diritto su un podere Afrikaaner, per quanto datato o velleitario, di appropriarsene tout court: immaginate cosa accade quando i tribunali o gli interessati non accosentono. O quando gli imprenditori agricoli rifiutano le società con azionisti neri, imposte dalla Bee.(brani tratti da un articolo di “libero” del 21 Agosto 2004).